Articoli sulla Teoria della Psicomotricità

Strani movimenti con le mani: la storia di J.

Spesso i genitori si rivolgono a me preoccupati, a volte giustamente altre meno.

Uno degli articoli che ho scritto e che mi ha fatto ricevere il più elevato numero di mail è stato quello in cui parlavo degli strani movimenti con le mani o le braccia che, a volte, i bambini fanno in situazioni particolarmente emozionanti. Il corpo dei bambini, così come il nostro a dirla tutta, è una pentola a pressione che contiene tutte le nostre e loro emozioni. È necessario trovare una valvola di sfogo per farle fuoriuscire, prima che ci esplodano dentro.

L’adulto va a correre, a yoga, in palestra oppure urla, grida, sbraita. Quando nessuno lo vede fa le prove con se stesso, davanti allo specchio, per imparare ad arrabbiarsi in un modo più adeguato! Se è felice lo grida, lo sussurra, cerca di nasconderlo ma gli scappa tramite un lieve rossore sulle guance o una piccola lacrima felice che saltella giù dagli occhi. Qualunque sia il caso o la situazione che sta vivendo l’adulto la sua emozione la fa uscire!

E il bambino come può far uscire le sue emozioni?

È troppo piccolo per decidere se andare a correre, a yoga oppure diventare rosso o piangere, o andare in palestra. È troppo piccolo. Non per capire ma per decidere e gestire.

Capisce benissimo che c’è un’emozione nel suo corpo che vuole uscire, ma non sa come fare.

Adesso vi racconto una storiafarfalla

Questa è la storia di Jenni ali di farfalla.

Aveva 5 anni quando sentì la mamma bisticciare con il nonno.

Il giorno prima il nonno l’aveva sgridata, mentre erano al parco, a causa di quegli strani movimenti con le mani che ogni tanto le scappa di fare. Ma lei non aveva resistito. In un primo momento aveva anche cercato di controllarsi, poi però si era distratta perché quella farfalla era troppo bella. E guardando quelle ali colorate che spiccavano il volo lei si era dimenticata che doveva tenerle ferme, le sue ali, perché il nonno glielo dice sempre che non deve fare così quando sono al parco. Ché sembra una bambina strana e poi nessuno vuole giocare con lei. Ché poi non è mica vero, lei gli amichetti ce li ha, ma il nonno cosa ne sa. Anche la maestra a scuola lo dice sempre che ciascuno può raccontarlo come riesce quello che sente! Il suo amico Marco rovescia le sedie quando è arrabbiato, lei muove le mani quando è felice. Nessuno dei due ha scelto come esprimere le proprie emozioni. Sono loro che escono un po’ come vogliono.

A Jenni piacciono le farfalle.

Le sembrano delle fate con le ali.

Le piace anche il gelato. Al gusto di fragola.

Jenni quando è felice oppure molto concentrata, come quando guarda le Winx in tv, fa degli strani movimenti con le mani. Le muove. Come se fossero le sue ali di farfalla. Se la mamma la chiama in quel momento, Jenni si volta a guardarla e ha gli occhi che ridono.

La mamma di Jenni mi ha chiamata un giorno. Era preoccupata. Adesso lo è un po’ di meno. Sa che le ali di farfalla che, a volte, spuntano addosso a sua figlia sono dei gesti comunicativi. Sono degli stratagemmi che il corpo utilizza per far fuoriuscire le emozioni forti. Adesso sa che non può chiedere a sua figlia di fermarsi perché sarebbe come interrompere qualcuno a metà di un discorso. Se qualcuno parla, solitamente, lo ascoltiamo.

E allora parla Jenni!bambina al parco

Raccontaci di te e delle tue emozioni. E’ bello saperti felice, guardandoti muovere quelle tue ali di farfalla.

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E i vostri bimbi, quali gesti comunicativi utilizzano?