Rubrica di Domande e Risposte su Pedagogia e Psicomotricità a cura dell'esperta Marcella Ortali

Mio figlio e’ Iperattivo?

“Buongiorno Marcella,

mi chiamo Christian sono il papà di un bimbo di 5 anni. Davide, mio figlio, frequenta l’ultimo anno della scuola materna e stiamo riscontrando alcune difficoltà. E’ sempre stato un bambino difficile da gestire e in vista dell’imminente inserimento alla Scuola Elementare le maestre ci stanno dicendo che Davide è un bambino Iperattivo che potrebbe aver bisogno di un aiuto. Io non credo che mio figlio abbia bisogno dell’Insegnante di sostegno! Io e mia moglie, comunque, ci siamo rivolti all’Ausl della nostra zona e il Neuropsichiatra ci ha detto che il bambino non e’ Iperattivo.
Non ci stiamo capendo più niente: e’ Iperattivo? Non lo e’? Ha bisogno dell’Insegnante di Sostegno?
In questa situazione confusa e difficile, per noi e per Davide, non so come dobbiamo muoverci.”

Caro Christian, papa-lettura

per quanto possa sembrarle strano e, probabilmente, di ben poca consolazione la vostra è una situazione molto comune!
Il primo fraintendimento, a mio avviso, nasce dal termine “Iperattivo” che descrive un comportamento ma, allo stesso tempo, è anche una Diagnosi. Spesso succede, così come nel vostro caso, che le maestre vi diano il rimando di un comportamento di vostro figlio (e’ iper-attivo, molto-attivo) che, all’interno di un gruppo numeroso come quello delle classi scolastiche, può avere delle difficoltà di gestione maggiori rispetto a contesti più ristretti come quello domestico. Il Neuropsichiatra, invece, vi esclude la Diagnosi di Iperattività ( Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività), ma non il comportamento.
Quindi, in quella che vi può sembrare confusione, in realtà vi stanno dando tutti informazioni corrette: il Neuropsichiatra che, dopo la valutazione di sua competenza, vi esclude la diagnosi e le Insegnanti che vi rimandano ad un atteggiamento, difficoltà di gestione, che caratterizza Davide all’interno del gruppo classe.

Detto questo mi sento di approfittare della sua domanda per fare una considerazione. Spesso i genitori vivono in malo modo la proposta degli insegnanti di un aiuto, per il bambino, all’interno della struttura scolastica sia che si tratti di Scuola Primaria, sia che si tratti della Scuola dell’Infanzia. I genitori che, come voi, sanno che non c’è nessuna diagnosi patologica che riguarda il proprio figlio in genere tendono a rifiutare la proposta sentendosi, quasi, offesi. Io vorrei farvi vedere le cose da un altro punto di vista.

Sappiamo che Davide, e moltissimi altri bimbi come lui, non ha una patologia però ha, in classe, una oggettiva difficoltà a controllarsi, a stare attento, a seguire le indicazioni dell’insegnante e via dicendo. Il fatto che a casa, o quando è da solo, non riscontri tali difficoltà è un elemento che ci è molto utile perché ci conferma che Davide ha, dentro di se, le risorse per mantenere un’attenzione prolungata, il controllo del corpo, ecc. La difficoltà nasce quando è in gruppo.

bimbo telefono e divano

Ora che questo lo abbiamo capito e appurato perché non aiutarlo?

I bimbi come Davide hanno bisogno di incanalare le loro energie in eccesso in azioni positive e funzionali, ma devono imparare a farlo! Se un bambino non ha ancora imparato ad allacciarsi le scarpe noi come ci comportiamo? Spendiamo, inizialmente, più tempo con lui aiutandolo e affiancandolo affinché impari da solo come fare e poi diventi autonomo, oppure lasciamo che inciampi continuamente perché non avendo un problema oggettivo di motricità fine (coordinazione delle mani), non ritengo che abbia bisogno di aiuto?

Non dobbiamo vivere una proposta di aiuto come sinonimo di problema o, ancor peggio, “malattia”!

Io, per quanto mi riguarda, nonostante faccia parte di una generazione tecnologicamente attiva per aprire questo Blog ho avuto bisogno di aiuto e dopo un primo periodo di affiancamento ora vado con le mie gambe. Se a voi, come a me, sembra normale che a 39 anni un adulto si faccia aiutare per qualcosa che gli crea difficoltà perché allora pretendiamo che a 4,5,6,7 anni i bambini facciano tutto da soli?

Cosa ne pensate?