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I bambini e la rabbia

“Ho la rabbia che mi esce dagli occhi!” Mi disse una volta un bambino dopo aver bisticciato con un amichetto per l’utilizzo di una palla.
Ad Alessio invece la rabbia esce furiosa facendo esplodere la pancia.

E noi adulti come ci comportiamo di fronte a questa rabbia?

E’ inutile, dobbiamo ammetterlo, i bambini e la rabbia sono il nostro cruccio!  bambino arrabbiato
“Alessio, non si lanciano gli oggetti!
“Marco, non si picchiano gli amici!
“Chiara, non si danno i calci alle sedie!
In genere queste sono le più comuni reazioni che la maggior parte di noi, istintivamente, si trova ad avere durante i momenti di esplosione emotiva dei bambini.

In realtà, come probabilmente possiamo supporre, anche loro sanno benissimo che non ci si comporta in quel modo.

Ma come si fa allora?

D’altronde, non sono mica stati loro a combinare quel che hanno combinato, si affretteranno a risponderci. È stata la rabbia, che è uscita dagli occhi, è esplosa dalla pancia, è scappata via dai piedi e loro non hanno, davvero, potuto farci niente.

Cari adulti, sapete una cosa?

E’ tutto vero!

Non ci stanno assolutamente prendendo in giro. Loro non hanno potuto farci niente perché nello “scontro” tra i bambini e la rabbia è proprio quest’ultima a vincere. Perché quando comincia a crescere lo fa talmente tanto in fretta da diventare più grande di loro e il bambino non è più in grado di contenerla.

Se quello che state facendo è provare, mentalmente, ad immaginarvi questa “rabbia” che fisicamente cresce e cresce fino ad esplodere per cercare di venire fuori, allora, vi renderete conto di come sia ingiusta e inutile la nostra richiesta di “non fare” (non dare calci alle sedie, non lanciare ecc.). Tutto quello che queste azioni ci raccontano è il lavoro indissolubile della rabbia per farsi spazio e cercare di uscire da un corpo troppo piccolo per lei. La nostra richiesta di non farla uscire è troppo complessa.

Il bambino non ce la fa.

Quindi cosa dobbiamo chiedere ai bambini?

Di farla uscire, assolutamente farla uscire. Ma in altri modi. Sperimentarne tanti e trovare quello giusto. Creare l’angolo della battaglia dei cuscini, l’angolo della distruzione della carta, la stanza dell’urlo, lasciateli sperimentare ma fate in modo che questa rabbia venga fuori e il bambino non si senta più sopraffatto da lei. la rabbia

Lasciate che i bambini ve la raccontino, ve la disegnino, ve la imitino, in modo da dare a questa rabbia un volto, un nome, una sostanza.

Quello che serve ai bambini non è cancellarla, dimenticarla o fare finta che non esista, quello che serve ai bambini è allontanarla da loro, dalla loro pancia, dalle loro gambe, dai loro occhi. Allontanandola da loro avranno modo di vederla per quello che è in realtà: un “esserino” piccolo, gestibile, che possono imparare a conoscere e riconoscere.

Ciò che conosciamo ci spaventa molto meno di ciò che non conosciamo, per cui lasciamo che i bambini conoscano la loro rabbia in modo da non esserne spaventati.

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